Pop.Opera

“Altre mode, altri idoli, / la massa, non il popolo, / la massa /decisa a farsi corrompere / al mondo ora si affaccia, / e lo trasforma, a ogni schermo, a ogni video /si abbevera, orda pura che irrompe /con pura avidità informe /desiderio di partecipare alla festa”

Pier Paolo Pasolini

VISIONI:

TEATRO “POPULISTA”, CHE AMMICCA AL PUBBLICO

È possibile oggi parlare di arte popolare quando ormai il popolo si è inesorabilmente trasfigurato in una massa priva di identità? Partendo da una contraddizione, Pop.Opera intende occuparsi della sensibilità di massa, di un pubblico “non scelto”, in un periodo storico dove essa è appannaggio quasi esclusivo di T.V. e social media, con la velleità di farla tornare “in sé” nel momento in cui varca la soglia del recinto teatrale.

Attraverso drammaturgia e regia, gli spettacoli rappresentano spesso delle trappole compositive in cui si mettono in scena talune condizioni tragiche e indicibili dell’umano contemporaneo attraverso cliché di matrice cabarettistica e televisiva riconoscibili, fatti di surrealismo ironico e comicità farsesca, in una sorta di ammiccamento semantico ed estetico anti-intellettuale tutto volto ad addolcire la pillola amara di ciò che l’individuo, a volte, non dice neanche a se stesso.

AUTOBIOGRAFIA DEGLI ARCHETIPI

Partendo spesso dalla vicenda autobiografica degli attori, gli spettacoli si sforzano di avvicinare gradualmente lo spettatore a ciò che c’è di impronunciabile nell’io e farlo riemergere con le proprie forze, il proprio immaginario, l’innata grazia che appartiene a ognuno verso una diversa consapevolezza,in un’operazione maieutica che aiuti a dare alla luce il frutto di sé. La drammaturgia si avvale di testi propri, spesso tratti dall’improvvisazione degli attori, mentre la regia si sbilancia in modo rilevante sul piano del montaggio delle scene proposte dagli attori rispetto a quello direttivo.

Negli ultimi anni la compagnia sta affrontando una ricerca sui dieci comandamenti, nella volontà di rivisitare potenti archetipi che sono inscritti dentro di noi al di là delle convinzioni personali e condizionano il vivere comune, nel tentativo di una riappropriazione (fisica ed emotiva prima che psicologica) di precetti che talvolta si sclerotizzano in divieti vuoti e poco vitali.

La musica (riprodotta e dal vivo), con la creazione dei suoni, è un elemento imprescindibile del lavoro e viene scelta in collaborazione con gli attori e i musicisti del gruppo.

UNA QUESTIONE DI IMMAGINE

La compagnia non fornisce al pubblico immagini fotografiche e video (solo su richiesta agli operatori in forma privata), a tutela del diritto alla memoria e all’immaginario.

Ritengo il teatro un’arte dell’immaginario, in giorni in cui prevale la necessità di generare segni di noi oltre un noi spento, consumato, riproducendoci in foto, selfie, video, in una sorta di anoressia dell’anima, dell’identità, su cui insiste la sensazione di “non esserci”. Anche il miracolo bambinesco dell’immaginario è consunto: tutto è già documentato e quando si verifica il “fattaccio”, l’essenza è già mangiucchiata e ci sfugge l’accadere, il gioco della memoria e della narrazione sono sacrificati in nome di una resurrezione documentaristica del vissuto in realtà impossibile. Il teatro si muove nel tempo, accade in un istante sfuggendo al presente e trasfigurandosi continuamente e la sua presenza si va a segnare dietro gli occhi di chi c’è stato e non può che mirarlo di dentro.

Da qui la scelta di non fornire al pubblico immagini del lavoro della compagnia prima o dopo l’evento se non in forma di disegno evocativo, a difesa del diritto al fantastico, creando spazi incontaminati di parola e memoria.

Roberto De Sarno

SPETTACOLI:

ATTODAMORE (2007)

di e con Roberto De Sarno

collaborazione artistica: Antonella De Sarno

produzione Pop.Opera; in collaborazione con La Corte Ospitale (progetto residenziale); residenze creative CS376 (Cortona)

Assolo di teatro per donna sola. Possono i rigatoni, un “atto d’amore”, salvarci dalla solitudine della nostra epoca? Perché dubitare di questa rivelazione?

FIAT VOLUNTAS TUA (2010)

di Roberto De Sarno (con la collaborazione degli attori)

regia: Roberto De Sarno

con Dino Chiaraviglio, Caterina Cidda, Roberto De Sarno, Cecilia Ventriglia

collaborazione artistica Gianfranco Berardi, Gabriella Casolari

disegno luci Alessio Giusti

co-produzione Pop.Opera / Onnivora (Perugia) / You theatre.org; vincitore primo premio You theatre.org

in collaborazione con La Corte Ospitale (progetto residenziale); residenze creative CS376 (Cortona)

con il sostegno di Sosta Palmizi

Spettacolo di piccola macelleria quotidiana. Come nei riti antichi si macellava carne umana per offrirla a Dio, così anche oggi un feroce progresso riceve le sue vittime.

ONORA IL PADRE E LA MADRE lo sguardo dietro gli occhi 2012

di e con Roberto e Antonella De Sarno

testo Roberto e Antonella De Sarno

regia Roberto De Sarno

collaborazione artistica Carla Gariazzo

disegno luci Cristian Perria

responsabile tecnico Piermarco Lunghi

co-produzione Pop.Opera / Onnivora (Perugia)

in collaborazione con La Corte Ospitale (progetto residenziale); residenze creative CS376 (Cortona)

“I due fratelli nascono in ogni gesto, io Roberto, io Antonella, seminati dal padre e dalla madre, unici, insostituibili” (Angelica Liddell).

NON MENTIRE il banchetto delle parole (2017)

regia Roberto De Sarno

scritto in collaborazione con Antonella De Sarno, Piermarco Lunghi, Myriam Sokoloff

con Antonella De Sarno, Roberto De Sarno, Piermarco Lunghi, Myriam Sokoloff

responsabile tecnico, tecnico del suono dal vivo e musicista Piermarco Lunghi

produzione Pop.Opera / in collaborazione con SPAM Rete per le Arti Contemporanee; residenze creative Nunc / CS376 (Cortona)

Enigmi, rabbie, musica, domande, passioni, giochi, il gioco del teatro, simile a una menzogna che rivela verità, perché non ne è schiavo e non è una sentenza.

NON COMMETTERE ATTI IMPURI o la boutique humaine (2019)

di e con Roberto De Sarno

con la partecipazione di Raffaela Migliori

tecnica e light design Piermarco Lunghi

produzione Pop.Opera

residenze creative Nunc

Uno spettacolo di corpo in musica, un unico “atto impuro” che si avvale di figure grottesche, iper-normali, truci, tra comicità, tenerezza e follia.

L’UOMO CHE CHIAMAVA TERESA (2020)

Creazione collettiva Teatro Nunc

Myriam Sokoloff: movimenti

Piermarco Lunghi: sound design

Roberto De Sarno: narrazione

Testi di Italo Calvino

L’uomo che chiamava Teresa è una lettura animata per due attori e un sound designer, composta da cinque brevi racconti di Italo Calvino estratti dalla raccolta “Prima che tu dica «pronto»”.

Pop.Poems (2020)

di e con Roberto De Sarno

Myriam Sokoloff: clarinetto

Piermarco Lunghi: suoni e luci

produzione Pop.Opera

Una scrittura in versi senza caratteri speciali, carta sottile come scenografia, luci, suoni sommessi, un clarinetto, una lettura per persone in esilio e occasioni da cogliere.